Le seconde guerre mondiali

Ha fatto molto discutere la recente risoluzione con cui il Parlamento europeo ha proposto che il 25 maggio venga istituita la “Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo”. Nel testo si sostiene che il Patto Ribbetrop-Molotov abbia “spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale”, si ricorda che dopo il 1945 alcuni Paesi europei sono stati assoggettati dall’Unione Sovietica, direttamente o tramite regimi vassalli; si sottolinea che mentre i crimini del nazismo sono stati giudicati e puniti, “vi è ancora un'urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo e di altre dittature”. In breve, nazismo e comunismo vengono di fatto equiparati, posti su uno stesso piano, descritti come i due grandi mali del Novecento.

La risoluzione coglie un punto importante, rimarcando che per una metà del nostro continente il comunismo sovietico è stato un gigantesco cataclisma. Lo è stato per i Paesi baltici, annessi da Mosca nel 1940, e lo è stato per l’Europa Centrale, in particolare per la Polonia, che a causa del Patto Ribbentrop-Molotov fu spartita (l’Unione sovietica non avrebbe mai più restituito le terre prese) e dopo il conflitto finì oltre la cortina di ferro. Per Varsavia, come per il resto di questa larga fascia d’Europa, cui vanno incluse Romania e Bulgaria, l’avanzata dell’Armata Rossa da Stalingrado a Berlino è coincisa con l’inizio di una lunga occupazione de facto, di privazione di libertà e stenti economici, di sorveglianza politica e processi.

Ma poi c’è un’altra storia. Per altri, infatti, l’avanzata sovietica è una storia eroica e gloriosa. Forse, l’atto in assoluto più valoroso della guerra. In tanti videro nel mito dell’Armata Rossa e di Stalin il possibile inizio di una nuova alba, una chiave di riscatto, un orizzonte radioso. Anche nei Paesi dell’Europa Centrale molta gente, affascinata da quei miti, aderì al comunismo, salvo poi ricredersi presto. Insomma, tutto questo per dire che nel comunismo c’è una contraddizione, una duplice verità: fu speranza e fu dramma, fu sinonimo di libertà e sopraffazione. Porlo sullo stesso piano del nazismo (che fu solo orrore e violenza) è una forzatura.

Il lavoro che nel nostro continente va fatto - un lavoro complesso ma irrinunciabile - è spiegare che la seconda guerra mondiale è un variegato insieme di conflitti, con vari obiettivi e poste in gioco. Ci sono le guerre partigiane, alimentate dal mito sovietico. E ci sono le brame territoriali di Mosca sull’Europa centro-orientale. Occorre convincere chi crede nelle guerre partigiane che per altri Paesi il comunismo fu una maledizione, ed è necessario esortare l’Europa Centro-orientale a non pensare che la sua guerra sia stata più unica di quelle degli altri. Saremo europei normali quando sapremo accogliere queste due verità; quando smetteremo di delegittimare per partito preso una delle due.

La risoluzione del Parlamento europeo è un pasticcio che non aiuta questo processo, dato che riduce la complessità della guerra al Patto Ribbentrop-Molotov. Cosa dire del tradimento anglo-francese a Monaco nel ‘38? Non fu anch’esso una causa del conflitto? E cosa fecero gli americani, i francesi e i britannici - per venire al dopoguerra - davanti alle pretese di Stalin di prendersi mezza Europa?

Per finire, Witold Pilecki, l’uomo a cui l’Europarlamento vorrebbe dedicare la Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo, ogni 25 di maggio: il giorno in cui lo stesso Pilecki nacque, nel 1901. Pilecki fu il soldato polacco che si auto-internò ad Auschwitz e per primo riportò gli orrori del campo. Di seguito, fu attivo nell’insurrezione di Varsavia del 1944. Dopo la guerra, fece intelligence per contrastare il regime comunista imposto da Stalin in Polonia. Fu arrestato e ucciso nel 1948. Pilecki fu un grande patriota, un eroe di guerra, un uomo che dimostrò coraggio incredibile. Eppure, bisogna fare attenzione a come viene celebrato dall’attuale governo populista di Varsavia, al potere dal 2015 e favorito alle elezioni del 13 ottobre prossimo. La sua figura, infatti, viene associata alla leggenda dei “soldati maledetti” che dopo la guerra fecero resistenza contro il regime comunista. Tra loro c’erano anche dei banditi, degli assassini. Pilecki - uomo invece integerrimo - viene usato per dare un’immagine positiva di questo movimento. Il governo vuole creare un suo pantheon di eroi nazionalisti. Ma l’operazione sui soldati maledetti serve anche per affermare che la lotta anti-comunista nel Paese non iniziò con Lech Walesa (odiato dai populisti e accusato di aver collaborato con il regime), ma proprio con i soldati maledetti. C’è da credere che molti firmatari della risoluzione queste cose non le sappiano. Ma non sapere non è una scusa.