Sofija, ragazza di Belgrado

Il quartiere belgradese di Borča (Wikipedia).

Il quartiere belgradese di Borča (Wikipedia).

Sofija Todorović ha 27 anni. È una ragazza di Belgrado che si batte da sempre per la verità e i diritti umani. Nel suo quartiere, Borča, c'è un panettiere albanese che da un qualche settimana subisce intimidazioni da parte degli ultra-nazionalisti. Hanno lanciato persino una testa di maiale davanti al suo forno. Tutto questo perché il cugino - non lui, il cugino - un paio di anni fa fece il gesto dell'aquila, simbolo dell’Albania, in pieno centro a Belgrado. La foto è andata in rete e ha scatenato la rabbia degli estremisti.

Sofija ha filmato e messo in rete un picchetto organizzato da costoro davanti alla panetteria dell'albanese, per denunciare l'ingiustizia patita dall’uomo, un onesto lavoratore, per un fatto vecchio di due anni commesso da un’altra persona, strumentalmente usato per attaccare il “nemico etnico”. Da giorni subisce anche lei campagne diffamatorie, offese e minacce di morte.

Ho avuto il piacere di incontrare Sofija e Belgrado a gennaio. L'ho intervistata per un radio documentario RSI sulla memoria dei bombardamenti della Nato( https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Belgrado-sotto-le-bombe-11477831.html). Sofija aveva sette anni. Abbiamo parlato di questo, e del modo in cui il 1999 viene elaborato - male - in Serbia. Prevale la tesi del piccolo Paese indifeso colpito dalla potenza militare euro-americana. Troppo spesso, e volutamente, viene ignorato il contesto della repressione serba in Kosovo. Sofija ritiene che i bombardamenti siano stati un errore, ma crede che il suo Paese, su questo e su molti altri torti commessi negli anni '90, non abbia il coraggio di fare ecologia della memoria. E così, in assenza di un’analisi sul male che la Serbia ha fatto agli altri, i torti subiti - perché anche i serbi ne subirono, certamente - diventano sempre più grandi, vengono amplificati. Il vittimismo si fa largo.

Sofija ha fatto della battaglia per la verità e per la democrazia una sua missione. E tante volte, per questo, ha subito intimidazioni e minacce. Quando ha visto l'ingiustizia abbattersi contro il panettiere di Borča, non ha potuto non sentire un moto dentro. Ha filmato l’episodio e lo ha messo in rete. Perché è indispensabile, crede Sofija, assumere iniziative del genere, per scuotere il Paese e i suoi cittadini. Anche a costo di prendersi tonnellate di merda e di sentirsi dire “traditrice”.

Traditrice: ma perché, per cosa? Sofija è convinta che ciò che fa sia utile e doveroso per la sua Serbia, come mi ha spiegato a gennaio, quando ci siamo incontrati.

Sono nata qui, ho passato tutta la mia vita qui. Qui sono andata a scuola, all’università, ho avuto il mio primo amore. Sono una ragazza serba, e non mi considero una traditrice. Anzi, mi considero molto più patriota di coloro che si definiscono come i veri patrioti. Dalla mia famiglia ho appreso è che se tu critichi qualcuno a cui tieni, lo fai perché lo ami, perché vuoi che migliori. Se mia madre mi dicesse che sto sbagliando, che non sto facendo una cosa nel giusto modo, me lo direbbe perché vuole che io migliori. O devo forse pensare che per mia madre io sia una traditrice, una figlia sbagliata, e che lei voglia distruggermi? Per gli altri non lo so, ma per me ciò che faccio è logico.

Sofija è una ragazza coraggiosa, che va sostenuta. La Serbia ha bisogno di persone come lei.