Gianni De Michelis, ministro di fine '900

Gianni De Michelis, classe 1940, veneziano. Morto poche ore fa. A quanto pare stava molto male da un paio di anni. Verrà ricordato, soprattutto e ingiustamente, per essere stato il ministro socialista cui piaceva ballare in discoteca. Scrisse persino un libro sulle cattedrali del divertimento dei roboanti anni Ottanta: gli anni suoi, di Craxi, del pentapartito, di soldi facili e voglia di leggerezza, divertimento.

Questa caricatura, cucitagli addosso dalla stampa (noi giornalisti molto spesso siamo i peggiori tra i semplificatori), non rende onore a De Michelis, che era un profondo conoscitore di politica estera. Aveva lo sguardo lungo. Per esempio si interessava molto di Cina con un istituto da lui presieduto, l’Ipalmo. Fu ministro degli Esteri in un momento cruciale per la storia d'Italia e d'Europa, tra crollo del Muro e guerre jugoslave.

Lo sentii diverse volte al telefono, ai tempi di Europa, il giornale dove mi sono formato, ed ebbi sempre l'impressione di avere dall'altra parte della cornetta una persona molto intelligente, competente, che si esprimeva tra l’altro con padronanza di linguaggio. Ma la prima volta che dovetti telefonargli - me lo chiese Guido Moltedo, maestro di noi giovani trentenni degli esteri - non pensavo che De Michelis fosse questo, proprio per via della storia delle discoteche, di quell'immagine da ministro gaudente, sovrappeso e impomatato. Allora Guido, vedendomi titubante, mi parlò dell’altro De Michelis, lo studioso, il diplomatico. E mi raccontò di un suo viaggio a New York al seguito del ministro, durante il quale quest’ultimo, tra un impegno istituzionale e un altro, si prese del tempo per andare in libreria e comprare alcuni buoni volumi in inglese. Una volta i politici leggevano. Certo, non basta questo a fare un buon ministro. E non va dimenticato che De Michelis fu condannato per corruzione, travolto anche lui da Tangentopoli, come tutto lo stato maggiore del Partito socialista. Sul web lo stanno ricordando anche per questo, oltre che per le frequentazioni in discoteca. Il presidente Mattarella, uomo di tatto e spessore, ha però messo l’accento sul De Michelis diplomatico, in anni difficili ed eccitanti al tempo stesso.

Oggi non ho redazioni italiane su cui piazzare un pezzo di giornata, ma se ci fossero mi farei avanti per scriverne proprio sul periodo di De Michelis da ministro degli Esteri, sentendo i suoi colleghi e i suoi collaboratori, per ritrarlo al centro della Storia, in momenti in cui si fece da un lato l’Europa, con la riunificazione tedesca e nuovi scatti nell’integrazione, ma non si riuscì dall’altro a evitare che in un altro pezzo del nostro continente - i Balcani - ci si massacrasse senza pietà a Vukovar, Sarajevo, Srebrenica, Knin.