Belgrado '99

A gennaio sono stato a Belgrado per raccogliere interviste e girare storie video sulle memorie dei bombardamenti Nato, scattati il 24 marzo di venti anni fa. Il tema divide ancora, logicamente. L’interpretazione che se ne dà è ancora troppo fondata su letture stereotipate o maldestramente estrapolate da un contesto più ampio. Per cui la storia si riduce alla potente Nato che umiliò la povera Serbia indifesa, al fatto che tutta la colpa fosse del solo Milošević o agli albanesi e al loro Stato-mafia kosovaro. Senza menzionare i numeri dei bombardamenti, artificiosamente manipolati. In questi giorni ho letto in rete che la Nato avrebbe bombardato più di cento scuole. L’unico modo per evitare di sprofondare in questa palude è raccontare storie di persone. Ed è questo che a Belgrado, insieme al collega Giorgio Fruscione, ho cercato di fare. Ne sono usciti diversi lavori.

Per Laser, programma storico della Radio svizzera italiana (RSI) dedicato all’approfondimento e al reportage, abbiamo realizzato un radio-documentario da 25 minuti. Protagoniste tre donne, con le loro memorie: Marina Rakić, giornalista; Jovana Krstanović, editor radio e titolare di un rifugio-bar clandestino; Sofija Todorović, attivista per i diritti umani.

Sempre per la RSI, ma per Oltre le news, la rubrica di approfondimento del sito, abbiamo curato una serie video in tre puntate. La prima vede protagonista lo scrittore Dušan Veličković, che scrisse un’incisiva raccolta di racconti durante i tre mesi dell’offensiva Nato, terminata il 10 giugno. In un bar del centro di Belgrado ci ha parlato della scrittura come autoterapia, delle gravi responsabilità del regime di Milošević e dell’amore al tempo delle bombe.

La seconda storia è quella dei radioamatori di Nuova Belgrado. Durante la guerra trasformarono il loro hobby in un servizio per la popolazione.

E infine la terza storia (la mia preferita) che vede protagonista Goran Stojčetović, un artista. Un serbo del Kosovo. Fu traumatizzato dalla violenza serba e albanese, oltre che dalle bombe Nato. Si rifugiò nell’arte, e con l’arte, da vent’anni, cerca di vincere quel trauma e chiedersi che uomo sia, e in che mondo viva.

Completa il quadro dei lavori belgradesi un reportage, firmato da me, uscito su D di Repubblica (accesso a pagamento), con un bel richiamo un prima pagina.