Siriani a Berlino

Nell'estate del 2015 mi trovavo al confine tra Serbia e Ungheria, proprio nei giorni in cui iniziarono i lavori per la costruzione del reticolato con cui il governo di Viktor Orban ha sigillato il confine con la Serbia. Incontrai e intervistai moltissimi rifugiati, provenienti soprattutto, e logicamente, dalla Siria (le foto della galleria sono state scattate durante quella trasferta). Feci dei lavori per la Radio svizzera italiana. 

Ci sarebbe voluto ancora un anno per erigere il "muro", com'è più semplicemente chiamata, da molti, quella barriera di metallo e filo spinato. Per altri mesi ancora, dunque, la rotta balcanica rimase aperta, e molta gente ha continuato a percorrerla per giungere in Europa. 

Ancora c'è chi passa da lì, pur se questa via può di fatto considerarsi chiusa. I migranti, a ogni modo, hanno continuato a cercare il varco per l'Europa. Si passa dal Mediterraneo, come è noto. Già ci si passava, a dire il vero, anche prima che quella balcanica diventasse la rotta più interessata dalla questione rifugiati. Viaggio drammatico e rischioso, quello per mare. Ma è l'unico possibile, in assenza di canali legali. I Paesi europei non li vogliono, e proprio per questo, avvitandosi in un paradosso assurdo, favoriscono le attività dei trafficanti: coloro che vorrebbero combattere. 

Noi giornalisti abbiamo il dovere di raccontare queste cose, possibilmente - a mio avviso - senza caricarle di eccessiva enfasi. Non ce n'è bisogno, del resto. Le storie di chi attraversa il mare sui barconi parlano da sole. E proseguono, queste storie, anche dopo lo sbarco sulle coste siciliane. Molte di queste persone ottengono asilo politico o permessi umanitari, o trovano comunque un modo per restare nel vecchio continente e regolarizzare la loro situazione. In Europa stanno riscrivendo e ripensando le loro vite. 

Sin da quei giorni del 2015 passati lungo la frontiera serbo-ungherese mi sono riproposto di raccogliere le storie di chi, lasciandosi dietro una patria fragile o martoriata dalla guerra, passando dal mare o via terra, è giunto in Europa e qui si è stabilito. Finalmente è arrivato il momento per farlo. Negli ultimi dieci giorni di questo mese sarò a Berlino per un lavoro sulla comunità siriana. Ho scelto questa città e questa comunità perché la Germania è il Paese che come noto ha accolto più rifugiati siriani, e perché costoro sono fuggiti dalla più atroce delle guerre di questo nuovo millennio. 

Concentrandomi sui siriani non colgo l'intero spettro della questione rifugiati in Germania, ne sono consapevole. Ma bisogna pur sempre fissare dei limiti a una storia, e credo comunque che questa, tra le tante, sia la vicenda che più merita di essere raccontata.