In Albania

Tirana, 2006.

Tirana, 2006.

Dal 18 al 31 agosto sarò in Albania. A Tirana di base, ma girerò anche un po'. A Scutari è già in agenda una sortita. Forse andrò a Durazzo. Probabilmente anche a Berat. 

L'Albania è un Paese interessantissimo, a cui ho dedicato diversi lavori in questi anni. Lavori un po' obliqui. Forse perché nel mio piccolo sono voluto andare contro un certo modo stereotipato di narrarne la transizione, tutto sviluppo e virtù giovani. Ho raccontato le storie di chi nel 1991 emigrò verso l'Italia, in quella che fu la prima grande ondata migratoria via mare dell'epoca in cui viviamo. Ho scritto del calcio albanese, come specchio di una società vogliosa di progresso e ricchezza, ma ancora alle prese con tante zavorre socio-economiche. E ho visto la costa, da nord a sud, in autunno, per il progetto Mare corto

Stavolta vado per seguire due ulteriori tracce. Una è la coesistenza tra fedi e culture diverse. Voglio misurare sul campo se il modello albanese, elogiato da Bergoglio e da tanti altri, può davvero definirsi tale. Credo inoltre che in un Paese che per decenni è stato ateista, la riscoperta delle fedi sia una cartina di tornasole del percorso intrapreso dalla caduta del regime, non solo sul piano della cura delle anime. 

Mi interessa molto anche la memoria del regime comunista e per la precisione la mancata resa dei conti con quell'epoca (qui un bellissimo articolo di Alessandro Leogrande). Qualcosa si muove, vorrei darne conto.