L'Albania non è fashion

D, Il magazine femminile de La Repubblica, ha appena pubblicato un servizio, Turbo Albania, dedicato alla crescita economica del Paese delle aquile, ai suoi giovani, alla voglia di futuro, ai tanti cantieri della capitale Tirana, al turismo del litorale. Ne emerge il ritratto di un Paese rampante, vitale, energico e smaliziato.  

Mercato povero, Tirana, 2016.

Mercato povero, Tirana, 2016.

Non è la prima volta che sulla stampa italiana appare un servizio del genere. Sono anni che magazine, quotidiani cartacei e siti raccontano il miracolo economico albanese, il nuovo eldorado oltre Adriatico, la Tirana fashion dei bar, le imprese italiane che investono nel Paese delle aquile e l'immigrazione di ritorno.

Tutto questo esiste, ma non può essere la sola lente - né quella principale - con cui osservare questo Paese. Si rischia di fornire un'immagine completamente distorta. L'Albania infatti resta lo Stato più povero d'Europa, secondo solo alla Moldova. Il saldo migratorio è ancora negativo, e questo perché la gente continua a cercare all'estero opportunità che in patria non ci sono ancora. Basta poi mettere il naso fuori dal Blloku, il quartiere dei locali e della vita notturna, per capire cos'è il resto di Tirana. Per non parlare di certe aree del resto del Paese non toccate ancora dallo sviluppo.