La bici di Samir

Ho consegnato poco fa un lavoro radiofonico lungo su Sarajevo, di 23 minuti e mezzo. Parla della generazione di giovani uomini e donne che al tempo della guerra erano ragazzi, o persino bambini. Mi interessava capire il loro punto di vista sul passato, che forse non tutti ricordano, ma che è inevitabilmente parte di loro. Ma soprattutto, ho voluto indagare il modo in cui questa generazione vive il presente e immagina il futuro.

Ho volutamente scelto cinque persone impegnate, anche per dimostrare che in Bosnia Erzegovina c'è gente che non è passiva e rassegnata. Che non vuole affondare nel pantano del dopoguerra, e che non è inesorabilmente schiacciata dal peso della guerra.  

In chiusura di lavoro mi sono posto il problema di trasmettere un'immagine che desse conto di questo. Ho scelto le parole di Samir Avdic, un politico di 38 anni. Mi ha parlato di un sogno recente che ha fatto, e che ritiene esemplificativo. C'era le guerra e lui andava in bici. Qualcuno lo aveva arrestato, costringendolo a lasciare la bici per strada. Ma nel sogno lui pensava non alla guerra, ma al suo mezzo: aveva paura che qualcuno glielo potesse rubare! Di seguito l'audio.